domenica 28 ottobre 2007

IL SORRISO DEL BUDDA

Disegno di Giancarlo Caracuzzo


Noi monaci a vita abbiamo ben 220 obblighi cui attenerci. Ad esempio non possiamo mangiare nulla dopo mezzogiorno, non possiamo ballare, ascoltare musica, dormire su letti alti, accettare denaro per uso personale o indossare gioielli… ma qui siamo a New York… il cielo non si vede mai, il canto degli uccelli non si sente e la voce della natura è praticamente muta. Perciò ho pensato di non tradire il mio karma se ogni tanto mi metto alle orecchie le cuffiette dell’Ipod per sentire le canzoni che quotidianamente scarico da internet!... o se a causa del lavoro di Lenny mi ritrovo in situazioni poco piacevoli. La gente mi guarda strano e sorride. E questo è il mio scopo. Regalare a tutti il sorriso di Budda. In questa città verticale ho l’impressione che l’armonia dell’universo vada cercata in luoghi differenti che nelle mie montagne… vi sembro poco religioso? Beh, io non sono affatto religioso! Perché, come disse il grande maestro Thich Nhat Hanh tutte le religioni devono morire perché nasca una fede non religiosa, la fede nell’uomo planetario. Dice Thich: “il buddismo deve morire come dottrina della Pura Terra senza sofferenza. Nella Pura Terra il canto degli uccelli celesti è la voce del dharma: ma il canto di un uccello è il terrore dei vermi e degli insetti. Lo stesso suono che evoca la bellezza può anche ispirare paura e dolore. La pratica buddista non può impedirci di vedere il dolore, l’angoscia, le sofferenze, le bombe, la fame, la corsa alla ricchezza e al potere…”. Ed è per tutti questi motivi che sono venuto a vivere con il mio allievo prediletto, Lenny. In Tibet gli avevo insegnato a meditare, a cercare la via, a combattere e a difendersi. Ora devo insegnargli a vivere nello shanga. Proteggerlo non tanto dagli altri quanto da se stesso. Ma soprattutto fargli ritrovare il sorriso, il sorriso del Budda che illumina il mondo. Una risata vi guarirà... Rock ‘n’ Roll!

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